Focus

MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 5- n°3|dicembre 2016

ORIGINI E PREVENZIONE DELL’ABUSO NEI GRUPPI RELIGIOSI

di Michael Langone

Il seguente articolo dal titolo originale Origins and Prevention of Abuse in Religious Groups, è stato pubblicato su ICSA TODAY,  vol. 7| n° 3| 2016. L’originale si trova qui: http://www.icsahome.com/articles/origins-and-prevention-of-abuse-doc  L’autore e l’International Cultic Studies Association, proprietaria della rivista, ne autorizzano la traduzione e la pubblicazione su questo giornale.

Traduzione non professionale di Cristina Caparesi.

Basato su un documento presentato al Parlamento Mondiale delle Religioni, il 17 Ottobre 2015 a Salt Lake City in Utah.

Sono giunto al contenuto di questo saggio attraverso il mio lavoro di ricerca e di clinica con le vittime di abuso di gruppi settari durante un periodo di 35 anni. Diverse persone definiscono la setta in modi diversi. Ho trovato più utile concentrarmi sulle dinamiche settarie nelle relazioni, piuttosto che sui gruppi. Possiamo caratterizzare una dinamica settaria come retta da una ideologia fervente e da un autoproclamato leader, spesso carismatico, che cerca di indurre gli altri non solo ad impegnarsi nelle numerose richieste provenienti dall’ideologia, ma anche di abbracciarla con tutto il cuore. Una dinamica autoritaria, come quella che si può trovare in una prigione, assicura la sottomissione, ma una dinamica settaria assicura la sottomissione e la fede. Possiamo vedere una dinamica settaria, quindi, come un caso particolare di dinamica autoritaria.

leggi l’articolo qui: origini e prevenzione dell’abuso nei gruppi religiosi

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 5- n°2|agosto 2016

L’IMPORTANZA DEL SUPPORTO PER LE VITTIME DI BULLISMO

Matteo DE TOMI[1]

Punti salienti dall’incontro di S.O.S. Abusi Psicologici con i genitori e gli insegnanti tenutosi il 7 aprile 2016 presso l’Istituto comprensivo Carlo Ederle di Villa Bartolomea (VR)

“Attualmente, infatti, una parte consistente della letteratura considera che i fattori implicati nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi post-traumatici siano i seguenti: tipo di evento stressante, variabili relativi alla vittima, risposta soggettiva all’evento stressante, supporto percepito/oggettivo e risorse sociali”.

Giannantonio M. (2009) Psicotraumatologia, fondamenti e strumenti operativi. Centro Scientifico Editore

Obiettivo della conferenza

Dato che i fenomeni di abuso, di cui il bullismo è una forma, possono provocare nelle vittime conseguenze psicopatologiche come sintomatologie di tipo ansioso-depressivo, si sottolinea l’importanza di un supporto reale e percepito.

Il bullismo come evento traumatico

Definiamo innanzitutto cos’è il bullismo. Possiamo definire il bullismo come un atto di dominio e prevaricazione compiuto da bambini o ragazzini nei confronti di coetanei o di più piccoli. È caratterizzato da intenzionalità con finalità di umiliazione della vittima, asimmetria (il bullo prevarica tramite comportamenti aggressivi rinforzati da un gruppo di persone che lo sostengono), sistematicità.


[1] Psicologo-psicoterapeuta

leggi l’articolo qui: l-importanza-del-supporto-per-le-vittime-di-bullismo

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 5- n°1| aprile 2016

RACCOMANDAZIONE PER I MINORI CHE RIENTRANO DA DAESH

Cristina Caparesi

Premessa

Il rientro in Europa di minori da Daesh sta ponendo molte domande sulle modalità di gestione dei singoli casi, per i traumi fisici e psicologici che i minori hanno vissuto, per l’indottrinamento che hanno ricevuto e per le crudeltà che alcuni di essi hanno commesso in obbedienza agli ordini impartiti. Questo documento[1] presenta una serie di raccomandazioni per la gestione dei minori di ritorno da Daesh che, in alcuni casi, non hanno conosciuto altra vita. Per la delicatezza della questione occorre seguire un processo molto rigoroso.



[1] Benotman N. & Malik N. (2016). The Children of Islamic State.

leggi l’articolo qui: raccomandazioni-per-minori-che-rientrano-da-daesh

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 4- n°3|dicembre 2015

LA SETTA DELLA GENITORIALITA’: UNO STUDIO QUALITATIVO SULL’ALIENAZIONE GENITORIALE.

Riassunto di Cristina Caparesi

Quest’articolo è un riassunto The Cult of Parenthood: A Qualitative Study of Parental Alienation, uno studio di Amy Baker che può essere letto qui: http://freeminds.org/psych/cultofparenthood.htm.

Gli studi sul settarismo presentano aspetti di estremo interesse che sono applicabili anche al fenomeno dell’alienazione genitoriale come ha cercato di dimostrare una ricerca qualitativa di Amy Baker, psicoterapeuta newyorkese, che ha lavorato sull’analisi dei contenuti delle esperienze di 40 adulti che si erano definiti vittime di alienazione genitoriale quando erano bambini (Baker, 2005). L’autrice mette a confronto le caratteristiche dei genitori alienanti, che emergono dal racconto dei figli adulti, con le strategie dei leader di gruppi manipolativi (GM). I risultati hanno rivelato che i figli adulti descrivevano il genitore alienante in modo molto simile a come gli ex membri di GM descrivono i loro leader. I genitori alienanti venivano descritti come narcisisti che richiedevano devozione e fedeltà eccessiva, soprattutto a spese dell’altro genitore, utilizzavano molte delle manipolazioni emotive e tecniche di persuasione usate dai leader di GM che aumentavano la loro dipendenza dal genitore alienante. E, infine, i genitori sembravano beneficiare della alienazione tanto quanto i leader di GM. Se consideriamo le conseguenze dell’alienazione, gli adulti della ricerca riferivano molti degli esiti negativi degli ex membri di gruppi manipolativi come bassa autostima, senso di colpa, depressione, e mancanza di fiducia in se stessi e negli altri.

leggi l’articolo qui: LA SETTA DELLA GENITORIALITA’ UNO STUDIO QUALITATIVO SULL’ALIENAZIONE GENITORIALE

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 4- n°1|aprile 2015

L’IDENTITÀ DEI MEMBRI DI UNA SETTA DA UN PUNTO DI VISTA NARRATIVO.

Di Dariusz Kuncewicz, Ph.D.

Istituto di Psicologia Clinica

Varsavia Facoltà di Scienze sociali e umanistiche

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Il seguente articolo dal titolo originale “The Identity of Cult Member in the Narrative Aspect”  è stato pubblicato su International Journal of Cultic Studies,  vol. 1|1|2010, L’autore e l’International Cultic  Studies Association, proprietaria dello stesso giornale scientifico, ne autorizzano la traduzione e la pubblicazione su questo giornale . L’articolo in lingua originale può essere letto qui:

http://www.icsahome.com/articles/the-identity-of-cult-members-in-the-narrative-aspect-kuncewicz-ijcs-2010

traduzione non professionale di Giorgio Fabbro

revisione di Cristina Caparesi

Abstract

Questo testo fornisce una spiegazione del processo attraverso il quale si forma l’identità di un membro settario, impiegando le categorie teoriche della psicologia narrativa come quadro di riferimento. Il paradigma narrativo è la teoria secondo la quale le persone interpretano e danno un senso alla propria esperienza attraverso l’uso di schemi narrativi. La mancata costruzione di una narrazione autobiografica e coerente può indurre la persona a prendere in prestito “una trama narrativa precostituita” da un ambiente settario. Di conseguenza alcune esperienze difficili di vita vengono rapidamente incorporate in una storia logica a lieto fine costruita sulla base del concetto di “liberazione attraverso la setta”. I costi psichici di edizioni esterne (cioè non interiori: non si basano sulla riflessione personale o sul processo terapeutico) di “testi sul sé” sono significativi e comprendono la limitazione della possibilità di dialogo interno, la rigidità nell’interpretazione di esperienze complesse, e l’esclusione di esperienze che contraddicono la principale storia di auto narrazione. (trama personale).

Lo scopo di questo articolo è quello di cercare di fornire una spiegazione dei processi attraverso i quali si forma l’identità del membro di una setta utilizzando, come quadro di riferimento, le categorie teoriche della psicologia narrativa.

leggi l’articolo qui: l’identità dei membri di una setta da un punto di vista narrativo

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 3- n°3|dicembre 2014

DINAMICHE SETTARIE NEI GRUPPI ESTREMISTI E TERRORISTI

Di Cristina Caparesi

Una delle prime difficoltà che accomuna il terrorismo e il settarismo è quella di trovare un consenso sulla definizione di questi fenomeni complessi. Spesso le definizioni teoriche non ci aiutano a discernere di cosa si stia parlando e bisogna partire dalla fenomenologia, da ciò che si osserva .

Non aiuta molto, a mio avviso, la definizione del Consiglio della UE del 27 dicembre 2001 relativa all’applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 28.12.2001 L 344/94) quando, all’art. 1, definisce il gruppo terroristico “l’associazione strutturata di più di due persone, stabilita nel tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere atti terroristici. Il termine «associazione strutturata» designa un’associazione che non si è costituita fortuitamente per la commissione estemporanea di un reato e che non deve necessariamente prevedere ruoli formalmente definiti per i suoi membri, continuità nella composizione o una struttura articolata.”

leggi l’articolo: dinamiche settarie nei gruppi estremisti e terroristi

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 3- n°2|agosto 2014

COMBATTENTI STRANIERI E LA SFIDA DELLA CONTRO-INFORMAZIONE

di R. Briggs, R. Frennet

Il seguente articolo dal titolo originale Policy Report|Foreign Fighters, the Challenge of Counter-Narratives  è stato pubblicato dall’Institute for Strategic Dialogue, che ne autorizza la traduzione e pubblicazione,  e può essere letto in lingua originale nel seguente sito:

http://www.strategicdialogue.org/Foreign_Fighters_paper_for_website_v0.6.pdf

traduzione non professionale di Cristina Caparesi

COMBATTENTI STRANIERI: LA NATURA E LA PROPORZIONE DEL PROBLEMA

Ci sono paure crescenti tra i governi occidentali sulla minaccia posta dai cosiddetti “combattenti stranieri” ed in particolare i cittadini occidentali che viaggiano in zone di conflitto per parteciparvi come combattenti. Sebbene questo processo abbia una lunga e variegata storia in Occidente, e si riscontri indietro nel tempo nella guerra civile spagnola, in decadi recenti è diventato un fenomeno quasi interamente mussulmano.

leggi l’articolo: I COMBATTENTI STRANIERI E LA SFIDA DELLA CONTRO-NARRATIVA

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 3- n°1|aprile 2014

I CATTIVI FRUTTI DE “I LEGIONARI DI CRISTO” UN ORDINE RELIGIOSO CATTOLICO

Di J. Paul Lennon

Il seguente articolo dal titolo originale Bad Fruits of the Legion of Christ Catholic Religious Order  è stato pubblicato su ICSA TODAY,  vol. 3| n° 3| 2012. L’autore e l’International Cultic Studies Association, proprietaria della rivista, ne autorizzano la traduzione e la pubblicazione su questo giornale. Traduzione non professionale di Giorgio Fabbro, revisionata da Caparesi Cristina.

leggi: i cattivi frutti dell’ordine dei Legionari di Cristo

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 2- n°3|dicembre 2013

IMMAGINI DI MEDIAZIONE FAMIGLIARE NEL “CONFLITTO SETTARIO”

Di Cristina Caparesi

Premessa

Molte sono le immagini e le metafore che la mediazione ci suggerisce in modo spesso fortemente evocativo. In Italia si conosce una mediazione famigliare o dei conflitti famigliari, una mediazione organizzativa, penale minorile, scolastica, comunitaria. Per un periodo di tempo, dal 21 marzo 2011 (d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 ), si è avuta un mediazione civile e commerciale obbligatoria, dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale il 26 ottobre 2012 e ritornata obbligatoria dal 20 agosto 2013. In Italia la mediazione famigliare è una scelta delle parti per  risolvere casi di conflitto tra coniugi ma, nelle cause di separazione, il Giudice può mandare i genitori in lotta alla mediazione famigliare affidandoli generalmente ai Servizi Sociali. Non esiste una mediazione del contesto settario. In assenza pertanto di una pratica consolidata e di protocolli già sperimentati di mediazione nel conflitto in ambito settario o delle religiosità, si vuole portare la propria riflessione in alcune situazioni affrontate.

leggi l’articolo: immagini di mediazione famigliare

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 2- n°2|agosto 2013

Sul movimento “Potere Bianco” e suoi effetti sui giovani. Da “Una via per uscirne”- manuale per comprendere e rispondere ai movimenti estremisti- Fryshuset Exit- Svezia

Il seguente articolo dal titolo originale About the White Power Movement and Its Effects on Young People è stato tratto da The Way Out: a Handbook for Understanding and Responding to Extreme Movements, ” pubblicato da Exit Fryshuset, Svezia, che ne autorizza la traduzione e la pubblicazione su questo giornale. Traduzione non professionale di Caparesi Cristina

Il termine “Potere Bianco” fu coniato nel 1966 da George Lincoln Rockwell, leader del Partito Nazista Americano, come risposta alle lotte del movimento dei diritti civili degli Afro-Americani contro la legislazione razziale Americana e le richieste del potere nero.

Il punto di partenza per l’ideologia del Potere Bianco è che l’umanità è divisa in diverse razze e che la razza ariana bianca è superiore alle altre. La mescolanza di razze viene osteggiata e si ritiene che la normalità sia la razza bianca eterosessuale. Il potere bianco è una lotta globale per la sopravvivenza della razza bianca. Viene percepito che la razza bianca sia una minoranza circondata da nemici, minacciata dall’estinzione. Si crede che il mondo sia controllato da una cospirazione ebrea che sta cercando di sradicare la razza Ariana.  Gli attivisti del potere bianco perciò si considerano come i campioni della razza Ariana. Il movimento del potere bianco è fondamentalmente rivoluzionario nel senso che non crede nelle soluzioni democratiche o politiche, ma piuttosto che alla fine la forza armata sia inevitabile. Ma nel periodo di transizione può essere necessario utilizzare un altro approccio in modo da influenzare le masse con la speranza che si uniranno alla battaglia più avanti.

leggi l’articolo: sul_movimento_potere_bianco_e_i_suoi_effetti_sui_giovani

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 2- n°1|aprile 2013

Damanhur, comunità magica nello Stato Italiano

di Caparesi Cristina

Premessa

Gli articoli “Damanhur, comunità magica” e “La Federazione Damanhuriana e lo Stato Italiano” furono pubblicati sul sito web dell’associazione SOS Abusi Psicologici nel 2009. Con l’avvio di questa rassegna i due articoli, come altri precedentemente pubblicati, sono stati tolti dal sito per trovare posto in questo spazio. Ripropongo in questo numero una revisione dei due articoli “Damanhur, comunità magica” e “La Federazione Damanhuriana e lo Stato Italiano” con un nuovo titolo: “Damanhur, comunità magica nello Stato italiano”. L’articolo non è stato modificato dalla sua prima pubblicazione ed i dati riportati rimangono quelli del periodo cui si riferiscono (2008). Le uniche modifiche apportate sono nella premessa e nella conclusione.

Anni addietro venni contattata da un famigliare il cui caro era entrato in Damanhur. Ci chiedevano aiuto perché erano molto preoccupati dal fatto che il loro parente fosse così profondamente cambiato dopo l’adesione. Così richiesi alla famiglia del materiale autentico proveniente dalla comunità che mi permettesse di avere un’idea diretta di quello che la comunità proponeva e come operava, oltre naturalmente ciò che era recuperabile in rete. Non è mancata una riflessione generale che al tempo (2008) mi venne sollecitata dalle tematiche di un  Convegno dell’8 marzo 2008 organizzato dal Conacreis a Vidracco dal titolo: “Leggi scelte o subite: la magistratura s’interroga valori etici ed esperienze a confronto”. Nel tempo il famigliare, che allora risiedeva presso la Federazione Damanhuriana, ha lasciato la comunità, una scelta che ritengo motivata soprattutto da una propria evoluzione e maturazione personale e naturalmente dall’affetto della famiglia che, anche in quegli anni difficili, non è mai mancato.

leggi l’articolo: damanhur_comunità_magica_nello_stato_italiano

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI Anno 1- n°2|settembre 2012

Cinque anni di attività nei Punti di Ascolto Antimobbing di Udine e Pordenone

Caparesi Cristina[1] , Cancela Vallespín Ana[2]

Abstract

La Regione FVG nel 2005 si è dotata di una legge regionale con lo scopo di accrescere la conoscenza del fenomeno sulle molestie morali e psicofisiche nell’ambiente di lavoro, ridurne l’incidenza e la frequenza e promuovere iniziative di prevenzione e sostegno a favore delle lavoratrici e dei lavoratori. Dal 2005 al 2011 mi sono occupata del coordinamento dei due punti di ascolto accreditati di Udine (gestito dalla Provincia di Udine) e Pordenone (gestito dalla Cisl-Provincia di Pordenone). Attualmente si sta concludendo il sesto anno di attività.

Questa relazione si basa su una lettura dei dati relativi alle schede anonime relative alle fase 1 e 2 del percorso di accoglienza che comprendono il profilo personale e contesto lavorativo dei lavoratori che si rivolgono ai punti di ascolto antimobbing ed ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sull’affluenza, il tipo di utenza, i disagi segnalati e la quantità di lavoro degli operatori impegnati.


[1] Coordinatrice dei Punti di Ascolto Antimobbing della Provincia di Udine e della Cisl-Provincia di Pordenone

[2] Dottoranda in Psicologia della Salute, Università Autonoma di Madrid, Spagna

leggi l’articolo: Cinque anni di attività nei Punti di Ascolto Antimobbing

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MANIPOLAZIONI E VESSAZIONI anno 1- n°1|maggio 2012

RICOSTRUTTORI NELLA PREGHIERA

di Silvana Radoani[1]

Introduzione.

Questa ricerca ha come obiettivo l’analisi della pratica di un gruppo religioso denominato I Ricostruttori nella preghiera : in particolare preme porre l’attenzione sulle innumerevoli accuse che il gruppo ha subìto negli anni, da parte di ex aderenti, dall’ambiente hindu, dal cattolicesimo, per cercare di comprendere quanto il movimento dei Ricostruttori possa presentare le caratteristiche tipiche delle aggregazioni definite volgarmente come ‘sette’ e quanto invece ha di nuovo movimento religioso.

Nonostante le accuse è chiaro che nessun fenomeno sociale rimane immutato, tanto meno un fenomeno religioso che risente di continui cambiamenti, aggiustamenti, riproposizioni, chiusure e aperture, con particolare riferimento all’avvicendamento delle persone che lo compongono. Ogni persona che entra o esce da un gruppo, porta con sé le proprie idee, il proprio modo di porsi, la propria pratica e abitudine, obbligando il gruppo stesso a continui adattamenti.

Un sistema religioso quindi è un intreccio di esperienze individuali, un sistema di pratiche standardizzate, un sistema di significati e concettualizzazioni in continua trasformazione e moltiplicazione. Pertanto dopo varie vicende trascorse, il gruppo sta ora tentando di cambiare in parte le proprie posizioni, prendendo spunto anche da errori commessi in passato.


[1] Antropologa culturale ed etnologa, exit counsellor

Leggi l’articolo: RICOSTRUTTORI NELLA PREGHIERA